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Il reato di guida in stato di ebbrezza ben può essere dimostrato in base ai sintomi

12-01-2010 - Giurisprudenza di Merito
Trova applicazione la norma più favorevole all´imputato, anche ratione temporis e su tale presupposto si calcola anche la prescrizione in relazione alla data del fatto contestato

RITENUTO IN FATTO
Con sentenza in data 8 febbraio 2007 il Tribunale di Salerno condannava Tizio alla pena di giorni 20 di arresto ed Euro 300,00 di ammenda, per guida in stato di ebbrezza (fatto commessi il ...).
Il Tribunale evidenziava che, pur non essendovi stato accertamento strumentale (per il rifiuto del M.), lo stato di ebbrezza dell´imputato appariva sufficientemente provato sulla base dei dati sintomatici manifestati dal Tizio e rilevati dai verbalizzanti (equilibrio precario, alito vinoso, eloquio sconnesso).
A seguito di gravame ritualmente proposto dall´imputato, la Corte d´Appello di Salerno confermava l´impugnata decisione, disattendendo le censure dedotte in rito e nel merito dall´appellante e ritenendo provato lo stato di ebbrezza in base ai sintomi denotati dal Tizio al momento dell´accertamento e percepiti dai verbalizzanti per diretta osservazione.
Ricorre per Cassazione l´imputato, ribadendo le censure in rito già sottoposte al vaglio della corte territoriale - omesso avviso di conclusione delle indagini preliminari ex art. 415 bis c.p.p., erronea indicazione della Sezione del Tribunale competente per il giudizio di primo grado, errata indicazione dell´organo accertatore (Carabinieri di Amalfi invece della Polstrada di Eboli) - e sostenendo la tesi della insussistenza della prova dello stato di ebbrezza in mancanza dell´accertamento strumentale; il ricorrente eccepisce altresì l´intervenuta prescrizione del reato, sul rilievo che il fatto contestato all´imputato dovrebbe essere ricondotto nell´ambito della ipotesi cui alla fascia a) dell´art. 186 C.d.S., comma 2, - come novellato con il D.L. 3 agosto 2007, n. 117, convenuto con modifiche con L. 2 ottobre 2007, n. 260 - punita con la sola ammenda.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Per completezza espositiva, deve evidenziarsi che al Tizio, come si rileva dagli atti, era stata elevata contravvenzione specificamente anche per il reato di rifiuto di sottoporsi all´accertamento con etilometro: quest´ultimo reato sembrerebbe sostanzialmente contestato in fatto, anche se nel capo di imputazione l´addebito appare però formulato con l´indicazione dell´art. 186 C.d.S., soli commi 1 e 2, e già nella sentenza di primo grado è stata esaminata solo la responsabilità relativamente alla guida in stato di ebbrezza . Comunque mette conto sottolineare che essendo il fatto avvenuto il ..., ed essendo stato poi il rifiuto depenalizzato con la novella del 2007, la Corte d´appello avrebbe comunque dovuto pronunciare sentenza di proscioglimento trattandosi di fatto non previsto dalla legge come reato (a nulla rilevando la successiva ricriminalizzazione con la riforma del 2008, pur anteriore alla sentenza della Corte d´Appello: a tale ultimo riguardo, cfr. Sez. IV 18 marzo 2004, RV 228786).
Ciò posto, e passando all´esame del ricorso, per quel che riguarda il reato di guida in stato di ebbrezza talune precisazioni e considerazioni si impongono in via preliminare.
Il D.L. 3 agosto 2007, n. 117, art. 5, ha - come è noto - riscritto il D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, trasformando in illecito amministrativo il rifiuto di sottoporsi all´accertamento (poi ricriminalizzato con la riforma del 2008), ma non abolendo, neppure in parte, la fattispecie di guida in stato di ebbrezza ed inasprendone anzi l´apparato sanzionatorio.
In particolare, le pene principali sono state differenziate in base alla gravità della violazione:
prima fascia : ammenda da 500 a 2000 Euro e arresto fino ad un mese se il tasso alcolemico accertato è superiore a 0,5 grammi per litro e non superiore a 0,8 (la previsione dell´arresto è stata, poi, soppressa dalla legge di conversione 2 ottobre 2007, n. 160 e la contravvenzione è, dunque, tornata ad essere oblabile. ai sensi dell´art. 162 c.p.);
seconda fascia: ammenda da 800 a 3.200 Euro ed arresto fino a tre mesi (elevato a sei mesi dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92, art. 4, recante misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, convertito dalla L. 24 luglio 2008, n. 125) se il tasso alcolemico accertato è superiore a 0,8 grammi per litro e non superiore a 1,5;
terza fascia: ammenda da 1.500 a 6.000 Euro ed arresto fino a sei mesi (ora da tre mesi ad un anno per effetto dell´intervento dei provvedimenti legislativi da ultimo citati) se il tasso alcolemico accertato è superiore a 1,5 grammi per litro.
Nella vigenza del precedente assetto normativo, questa Corte aveva più volte avuto modo di affermare (cfr. Cass. S.U. 27 settembre 1995, Origliano, RV 203634; Cass. IV 4 maggio 2004, dacci, RV 229966; Cass. IV 9 giugno 2004, p.m. in proc. Massacesi, RV 229087) che lo stato di ebbrezza del conducente del veicolo poteva essere accertato e provato, ai fini della configurabilità della contravvenzione in esame, con qualsiasi mezzo, e non necessariamente, nè unicamente, mediante la strumentazione (il c.d. etilometro) e le procedure indicate nel menzionato D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, art. 379.
In particolare, per il principio del libero convincimento, per l´assenza di prove legali e per la necessità che la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parte interessata, il giudice poteva dimostrare l´esistenza dello stato di ebbrezza sulla base delle circostanze sintomatiche, desumibili in particolare dallo stato del soggetto (alterazione della deambulazione, difficoltà di movimento, eloquio sconnesso, alito vinoso, ecc.) e dalla condotta di guida (che i verbalizzanti hanno il compito di indicare nella notizia di reato, ai sensi dell´art. 347 c.p.p.: v. citato art. 379, comma 3). Con le modificazioni anzidette sono state dunque introdotte tre fasce contravvenzionali che, come questa Corte ha già, seppur incidentalmente, avuto modo di affermare (cfr. ad esempio Cass. IV 16 settembre 2008, Vergori; Cass. IV 11 aprile 2008, P.G. in p roc. Scanziani, non massimate), integrano fattispecie autonome di reato, non ricorrendo alcun rapporto di specialità fra le tre disposizioni: le ipotesi ivi contemplate - disposte, come si è visto, in ordine crescente di gravità modellata sul tasso alcolemico accertato - sono, invero, caratterizzate da reciproca alternatività, quindi da un rapporto di incompatibilità.
Ciò detto, non vi è motivo, tuttavia, di ritenere che il nuovo sistema sanzionatorio precluda oggi al giudice di poter dimostrare l´esistenza dello stato di ebbrezza sulla base delle circostanze sintomatiche riferite dai verbalizzanti.
Le ragioni che legittimavano quell´orientamento interpretativo (principio del libero convincimento, assenza di prove legali e necessità che la prova non dipenda dalla discrezionale volontà della parte interessata) non sono, invero, venute meno.
Il tasso alcolemico è elemento costitutivo di ognuna delle tre fattispecie e, come tale, è suscettibile di accertamento secondo le regole che governano il sistema delle prove. Una volta ammesso che, in linea di principio, lo stato di ebbrezza può desumersi da elementi sintomatici, è agevolmente intuibile che, sul piano probatorio, la possibilità per il giudice di avvalersi, ai fini dell´affermazione della sussistenza dello stato di ebbrezza, delle sole circostanze sintomatiche riferite dagli agenti accertatori sarà il più delle volte logicamente da circoscriversi alla sola fattispecie meno grave.
Fatte queste premesse sul piano sistematico ed ermeneutico, e passando all´esame della concreta fattispecie, mette conto sottolineare che la colpevolezza del Tizio è stata affermata sulla scorta delle circostanze sintomatiche dello stato di ebbrezza rilevate al momento del controllo.
Di tal che, per le considerazioni dianzi esposte, ed in virtù del principio generale di cui all´art. 2 c.p., in tema di successione delle leggi nel tempo, il fatto addebitato all´imputato - in mancanza di elementi concreti e certi per ritenere che il M. al momento del controllo si trovasse in uno stato di ebbrezza di rilevante gravità, con tasso alcolemico superiore a 0,8 - deve essere ricondotto nell´ambito della ipotesi contravvenzionale di cui alla prima delle tre fasce sopra ricordate, vale a dire quella concernente il tasso alcolemico non superiore a 0,8, trattandosi di fattispecie punita con la sola ammenda.
Muovendo da tali premesse, occorre allora verificare se, alla data della odierna udienza, sia interamente decorso il termine massimo di prescrizione.
All´epoca del fatto addebitato al Tizio, la normativa prevedeva, per la guida in stato di ebbrezza, la pena congiunta dell´arresto e dell´ammenda; come già innanzi detto, con la novella del 2007 sono state poi introdotte le tre diverse ipotesi contravvenzionali in base al tasso alcolemico accertato e, per le ragioni prima indicate, il fatto oggetto del presente procedimento deve essere inquadrato nell´ambito dell´ipotesi contravvenzionale di cui alla fascia a) dell´art. 186 C.d.S., punita con la sola pena pecuniaria dell´ammenda.
Una volta così individuata la disposizione più favorevole, occorre individuare il termine di prescrizione con riferimento a reato punito con la sola ammenda e commesso il (). Certamente, la legge cui bisogna por mente è quella L. n. 251 del 2005, nella parte in cui ha apportato modifiche all´art. 157 c.p.. Tuttavia i termini prescrizionali previsti dalla citata legge risultano sfavorevoli per l´imputato (quattro anni, con un massimo di cinque anni con gli atti interruttivi) rispetto a quelli previsti dal previgente art. 157 c.p., (due anni, con un massimo di tre con gli atti interruttivi). Ed allora è necessario applicare la norma transitoria della legge in argomento che, infatti, così testualmente recita (art. 10, comma 2): "Ferme restando le disposizioni dell´art. 2 c.p., quanto alle altre norme della presente legge, le disposizioni dell´art. 6, non si applicano ai procedimenti e ai processi in corso se i nuovi termini di prescrizione risultano più lunghi di quelli previgenti". Nè si tratta di dar vita ad una "tertia lex", bensì dell´applicazione della norma transitoria della stessa legge, la L. n. 251 del 2005, applicabile al caso in esame "ratione temporis" (al riguardo si è già espressa, in tal senso, questa stessa Sezione: Sez. IV, n. 38020/08, dep. 3 ottobre 2008; Sez. IV, n. 38558/08 dep. 10 ottobre 2008).
Ne deriva che, in applicazione del termine prescrizionale stabilito dal previgente art. 157 c.p., in quanto espressamente richiamato dalla disposizione transitoria della L. n. 251 del 2005, per il reato di guida in stato di ebbrezza ascritto al Tizio è, alla data odierna, maturata la prescrizione: ed invero, il relativo termine massimo (tre anni, tenendo conto degli atti interruttivi) è già decorso a far tempo dalla data del fatto.
Tanto premesso, è necessario verificare se, avuto riguardo ai motivi dedotti dal ricorrente, in relazione alle argomentazioni svolte dai giudici di merito nell´impugnata sentenza, il ricorso presenti profili di inammissibilità per la manifesta infondatezza delle doglianze ovvero perchè basato su censure non deducibili in sede di legittimità, tali, dunque, da non consentire di rilevare l´intervenuta prescrizione (posto che si tratterebbe di causa originaria di inammissibilità).
Orbene, il ricorso non presenta siffatte connotazioni di inammissibilità, posto che la prescrizione è stata espressamente eccepita dal ricorrente proprio sul rilievo della riconducibilità del fatto addebitato al Tizio all´ipotesi di cui alla fascia a) dell´art. 186 C.d.S., comma 2.
Ne deriva che, in applicazione del termine prescrizionale stabilito dal previgente art. 157 c.p., in quanto espressamente richiamato dalla disposizione transitoria della L. n. 251 del 2005, per il reato di guida in stato di ebbrezza ascritto al Tizio deve considerarsi maturata la prescrizione ben prima della sentenza d´appello emessa dalla Corte d´Appello di Salerno il 15 gennaio 2009, essendo il relativo termine massimo (tre anni, tenendo conto degli atti interruttivi) ampiamente decorso già in quel momento.
Avendo il ricorrente esplicitamente eccepito la prescrizione, non rileva, nella concreta fattispecie, il principio enunciato dalle Sezioni Unite di questa Corte secondo cui l´inammissibilità originaria del ricorso per cassazione preclude ogni possibilità, sia di far valere, sia di rilevare di ufficio, ai sensi dell´art. 129 c.p.p., l´estinzione del reato per prescrizione, pur maturata in data anteriore alla pronunzia della sentenza di appello, ma non dedotta nè rilevata da quel giudice (Sez. U, n. 23428 del 22/03/2005, dep. 22/06/2005, Rv. 231164, imp. Bracale); detto principio, invero, è chiaramente riferibile al caso in cui, pur essendo maturata la prescrizione prima della sentenza impugnata, e pur non essendo stata la stessa rilevata dal giudice, con il ricorso il ricorrente si sia limitato a dedurre censure generiche, o manifestamente infondate, o non deducibili in sede di legittimità, senza evidenziare l´omessa applicazione da parte del giudice del merito dell´art. 129 c.p.p., comma 1, in forza del quale la causa estintiva del reato deve essere rilevata e dichiarata dal giudice in ogni stato e grado del procedimento anche di ufficio. Mette conto sottolineare, infatti, che, nell´ipotesi di omessa applicazione, dal parte del giudice, della disposizione di cui all´art. 129 c.p.p., comma 1, - pur ricorrendone i presupposti - l´imputato prende cognizione di tale omissione solo a seguito della sentenza pronunciata, e quindi non potrebbe dedurre siffatta violazione di legge se non con il ricorso.
L´accoglimento del motivo di ricorso concernente la prescrizione del reato, assorbe evidentemente le residue censure; nè dagli atti si rilevano elementi della prova "evidente" dell´innocenza dell´imputato, ai fini della eventuale applicabilità dell´art. 129 c.p.p., comma 2: anzi, per quanto precedentemente evidenziato, emergono dati chiaramente di segno contrario.
L´impugnata sentenza deve essere pertanto annullata senza rinvio per l´estinzione del reato per prescrizione.
Copia della presente sentenza deve essere trasmessa al Prefetto territorialmente competente per quanto di ragione.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per prescrizione. Copia della sentenza al Prefetto di Salerno.

Fonte: Corte di Cassazione Penale sez.IV 6/11/2009 n. 47085

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