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Guida in stato di ebbrezza: limiti alla possibilità di rilevare la prescrizione del reato

24-10-2012 22:15 - Giurisprudenza di Merito
L´inammissibilità del ricorso in Cassazione, per manifesta infondatezza dei motivi, non consente ai giudici di legittimità di dichiarare l´intervenuta prescrizione del reato dopo la sentenza di appello che ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza.

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE - 3 OTTOBRE 2012, N. 38412

Il Procuratore generale della Corte di cassazione, A. A., ha concluso chiedendo l´annullamento senza rinvio per il capo B, perché il reato è prescritto; rigettarsi nel resto.

Ritenuto in fatto
1. B. B. è stato condannato dal tribunale di Roma per il reato di cui agli articoli 477 e 482 cod. pen. per aver alterato la patente di guida mediante la modifica dell´ultimo numero indicante l´anno di scadenza (capo A), nonché per guida in stato di ebbrezza alcolica ai sensi dell´articolo 186 del codice della strada (capo B).
2. La corte di appello di Roma ha confermato la sentenza di primo grado, condannando l´imputato al pagamento delle spese processuali.
3. Contro la sentenza di appello propone ricorso per cassazione l´imputato, con riguardo al solo capo B, per i seguenti tre motivi:
a. inosservanza od erronea applicazione della legge penale riguardo la prova adeguata della guida in stato di ebbrezza e l´entità della relativa ammenda. Sotto tale profilo l´imputato sostiene che a seguito delle modifiche introdotte dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92 (conv., con mod. in L. 24 luglio 2008, n. 125), la sanzione penale applicabile per il reato di guida in stato d´ebbrezza, accertato esclusivamente sulla base d´elementi sintomatici, è quella più lieve prevista dall´art. 186, comma secondo, lett. a), Cod. Strada. Ne deduce che sotto il vigore della norma precedente, che non conteneva una graduazione della sanzione, questa doveva essere applicata nella misura minima dalla giurisprudenza in caso di infrazione accertata solo sulla base di elementi sintomatici.
b. Estinzione del reato di cui all´articolo 186 del codice della strada per intervenuta prescrizione; secondo il ricorrente il reato si sarebbe prescritto a far data dal 07/01/2011.
c. Mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione riguardo alla norma del codice della strada violata; il ricorrente deduce il vizio della motivazione con riferimento al fatto che in sentenza viene indicato il reato di cui all´articolo 186, comma due, lettere A del codice della strada, mentre all´epoca dei fatti il predetto comma non era suddiviso in lettere.


Considerato in diritto
1. Il primo motivo di ricorso è palesemente infondato; con riferimento alla prova adeguata della guida in stato di ebbrezza, si ricorda che lo stato d´ebbrezza del conducente di veicoli può essere accertato e provato con qualsiasi mezzo, e non necessariamente, né unicamente, attraverso le apparecchiature previste (Sez. 4, n. 22274 del 28/02/2008, Gelmetti). Nel caso in esame il giudice di appello ha ritenuto provata la circostanza di fatto avuto riguardo alla testimonianza dell´ispettore C. C., testimone qualificato, il quale ha riferito che l´autovettura condotta dall´imputato procedeva zigzagando e quest´ultimo si presentava in condizioni alterate, con voce impastata ed alito vinoso. Trattasi di motivazione congrua e logica, che pertanto si sottrae a censure di legittimità.
2. Quanto al trattamento sanzionatorio, si rileva che la legge in vigore al momento del fatto prevedeva un limite minimo ed un limite massimo per la guida in stato di ebbrezza, comunque accertata, e che la Corte, facendo corretto uso dei propri poteri discrezionali, ha applicato una sanzione penale assolutamente legittima. La valutazione di merito relativa all´entità della pena non è censurabile in questa sede di legittimità, essendovi sul punto (alla pagina quattro della sentenza) congruo richiamo ai parametri di cui all´alt. 133 cod. pen.
3. Quanto al terzo motivo di ricorso, viene evidenziata una mera svista del giudice, che non pone incertezze in ordine alla contestazione, correttamente effettuata nel capo di imputazione, né ha influito sulla determinazione della pena, che è stata irrogata entro i limiti edittali vigenti all´epoca dei fatti. Anche tale motivo, pertanto, si palesa manifestamente infondato e come tale inammissibile.
4. Anche il secondo motivo di ricorso è inammissibile; sebbene sia corretta l´individuazione della data di scadenza del termine prescrizionale, l´inammissibilità del ricorso rende non rilevabile in questa sede la intervenuta prescrizione, in quanto successiva alla sentenza di appello. In argomento si vedano Sez. U, n. 32 del 22/11/2000, De Luca: L´inammissibilità del ricorso per cassazione dovuta alla manifesta infondatezza dei motivi non consente il formarsi di un valido rapporto di impugnazione e preclude, pertanto, la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non punibilità a norma dell´art. 129 cod. proc. pen. (Nella specie la prescrizione del reato maturata successivamente alla sentenza impugnata con il ricorso) e la conforme Sez. 4, n. 18641 del 20/01/2004, Tricomi.
5. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese ed al pagamento di una somma a favore della cassa delle ammende, che si liquida in via equitativa come da dispositivo.

Per questi motivi
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1000 a favore della cassa delle ammende.

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