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Cassazione: Minacciare un vigile per una multa? Certe volte si può

25-01-2010 - News Generiche
Come un pugno nello stomaco stiamo per raccontare l´ennesimo episodio che evidenzia quanto alcuni Giudici (a dire il vero sono la maggior parte) siano lontani dal tutelare coloro che quotidianamente, indossando una divisa, lavorano a tutela della legalità e della Sicurezza Stradale. L´ennesimo schiaffo che viene dato alla credibilità e dignità di chi tutela lo Stato e la Legge.

«Possono esserci contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza»

ROMA - Ci sono casi in cui, dopo una contravvenzione, si può mandare il vigile ´a quel paese´. O addirittura minacciarlo. La legittimazione arriva dalla Cassazione che, però, precisa: il comportamento dell´automobilista può essere perdonato quando la multa sia stata fatta ad una persona che abbia «contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza». Ecco perchè la Sesta sezione penale - sentenza 1997 - ha annullato una doppia condanna per il reato di minaccia a un medico catanese, Antonio C. che venne multato dalla polizia municipale per auto in divieto di sosta con rimozione forzata. Il medico, chiamato per una visita cardiologica urgente, aveva lasciato la macchina in divieto e, vedendo i vigili elevargli la contravvenzione, si era rivolto loro dicendo: «Fatemi la contravvenzione e io vi farò vedere l´inferno». Una minaccia da condannare sia per il Tribunale che per la Corte d´appello di Catania (maggio 2008). La difesa di Antonio C. ha fatto ricorso con successo in Cassazione sostenendo che in questo caso doveva scattare «l´esimente dell´adempimento del dovere» non escludibile «in ragione dello scarso livello di sensibilità dimostrato verso la difficile opera di controllo del traffico e delle esigenze della collettività».

LE MOTIVAZIONI - Piazza Cavour, contrariamente alle richieste della pubblica accusa, ha accolto il ricorso del medico e ha evidenziato che Antonio C. «reagì all´operato dei vigili con l´atteggiamento di chi ritiene che il proprio compito contingente sia prioritario e prevalga su ogni altra esigenza e, in tale ottica, pretende che chiunque comprenda e condivida tale valutazione». Quando, dunque, i vigili, «deludendo tale aspettativa - dice la Cassazione -, insistettero nel loro atteggiamento, anche per i problemi che la macchina in divieto causava alla circolazione, gli venne naturale reagire con una frase che, al di là del suo obiettivo contenuto minatorio, voleva sostanzialmente esprimere, nella sua stessa enfasi, solo un´esasperata protesta verso quella che gli appariva come un´importuna e ottusa interferenza nell´urgente compito del suo dovere professionale e, non era, quindi, soggettivamente caratterizzata da reale volontà di coartazione». Da qui l´annullamento della sentenza di condanna «perché il fatto non costituisce reato».

Bene ne prendiamo atto. Ora però qualcuno ci dovrà spiegare (e possibilmente elencare) quali sono le «contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza». Perché, è ovvio, ognuno avrà le proprie. L´idraulico che interviene per una fuga d´acqua. L´insegnante che farà tardi a scuola. La mamma che accompagna il bambino. Il contadino che deve dare il fieno alla vacca.

Eravamo abituati a vedere l´annullamento di multe con motivazioni assurde, risibili e a volte inesistenti, aravamo abituatì ad interrogatori con domande a tiro incrociato fatte da alcuni giudici di pace e avvocati, per demolire quei pezzi di carta che si chiamano verbali e umiliare gli estensori in divisa che avevano scritto cose che la legge in questi casi dovrebbe tutelare fino a querela di falso, ma che hanno perso ogni peso di attestazione con fede privilegiata. Eravamo abituati alle reazioni scomposte e spesso violente di alcuni conducenti al momento del controllo. Ma che arrivasse una sentenza che stabilisce la possibilità di mandare a quel paese o addirittura minacciare impunemente un agente, ci aravamo lontani.

Ci vien da pensare allora che anche altri pubblici ufficiali, anche in un´aula di giustizia, possano essere mandati a quel paese, ovviamente solo nei casi di «contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza ».

Ma qualcuno si sta rendendo conto che certe decisioni non demoliscono solo il ruolo di chi rappresenta la legge con una divisa (quello è ormai ad una quota molto prossima allo zero), ma demoliscono il concetto di legalità in senso formale e sostanziale. Quindi contribuiscono alla graduale demolizione del principio di convivenza civile su cui si basa la Stato, che comprende anche i giudici. Questo, ovviamente, lo diciamo così, solo per «contingenze prioritarie che prevalgano su ogni altra esigenza».


Fonte: corriere.it

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