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Caschi Jet sotto accusa: 8 su 15 fuorilegge

28-01-2010 - News Generiche
La metà dei caschi non ha superato un test in laboratorio identico a quello previsto per l´omologazione. Ecco l´inchiesta di Altroconsumo
"Su 15 modelli di caschi moto jet messi a prova di test in laboratorio abilitato per la certificazione ben 8 non hanno superato le prove di sicurezza, le stesse previste per l´omologazione". Così Altroconsumo denuncia - in una sua nuova inchiesta - la situazione di pericolo che si è venuta a creare e ha poi informato subito i produttori delle anomalie riscontrate. Addirittura un produttore (Duraleu) ha già bloccato le consegne del casco testato e si è detto disponibile al ritiro volontario dal mercato. L´associazione indipendente di consumatori ha scritto al ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture denunciando i risultati del test e chiedendo la verifica immediata della sicurezza dei prodotti.

"I caschi jet - spiegano ad Altroconsumo - sono usati soprattutto da chi guida scooter o motorini, per brevi tragitti cittadini. Destinati ai giovanissimi, dunque. Il nostro test - video, foto e risultati modello per modello visibili su www. altroconsumo. it - non boccia solo i caschi ma anche l´infallibilità della procedura che dovrebbe garantire l´immissione sul mercato solo di prodotti sicuri. Benché tutti omologati, gli otto modelli non hanno passato le prove previste, appunto, per l´omologazione. Insomma, una reale situazione di pericolo considerando che in Italia, dai dati ACI-Istat del 2008, le vittime complessive per incidenti stradali sono diminuiti del 7,8%, ma tra gli utenti di moto e scooter sono aumentati del 12,4%. Negli ultimi trent´anni sono morteper incidenti stradali circa 300.000 persone; un terzo di queste aveva un´età compresa tra i 15 e i 29 anni.

Immediata la reazione di Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) ed ACEC (Associazione Costruttori Europei Caschi) che sull´inchiesta di Altroconsumo hanno reso noto di aver già formalmente richiesto ad Altroconsumo informazioni in merito al laboratorio presso il quale sarebbero stati realizzati i suddetti test nonché riscontri oggettivi dei dati pubblicati. Confindustria ANCMA e ACEC hanno inoltre fatto richiesta di poter ripetere i test alla presenza di un rappresentante delle Aziende coinvolte.

"Tale richiesta - spiegano le due associazioni - trova giustificazione nel fatto che già nel 2009 Altroconsumo aveva, con le medesime modalità, esaminato i caschi moto di tipo "Integrale" e pubblicato i risultati ottenuti, nonostante le perplessità già allora avanzate, creando notevoli danni commerciali alle Aziende coinvolte salvo, successivamente, dover prendere atto che quegli stessi caschi, nuovamente testati dalle Autorità competenti, erano conformi alla normativa di sicurezza vigente. In un momento di crisi generalizzata, che ha colpito pesantemente anche il settore dei caschi moto, screditare pubblicamente prodotti senza dare la possibilità di verifica in contraddittorio, non solo non dà alcun vantaggio alla generalità dei consumatori, ma penalizza ingiustamente le Aziende ed i lavoratori che producono i caschi stessi. Confindustria ANCMA ed ACEC hanno a cuore la qualità e la sicurezza dei prodotti offerti ai consumatori, ma ritengono un censurabile esercizio di giornalismo scandalistico pubblicare risultati di test senza che si sappia né da "chi" né "come" tali caschi siano stati testati, rifiutando altresì di fornire prova della oggettività dei risultati alle Aziende che legittimamente lo avevano richiesto. Confindustria ANCMA ed ACEC auspicano che Altroconsumo, in un´ottica di reciproca autonomia e con mutuo rispetto anche nei confronti dell´operato delle Autorità, nell´interesse di una corretta informazione, non continui a rifiutare il confronto come sino ad oggi avvenuto".

Ma l´inchiesta di Altroconsumo ha spinto anche la Duraleu a "chiedere in via d´urgenza una rettifica ad Altroconsumo poiché i caschi in questione non sono stati da noi prodotti ma esclusivamente da noi commercializzati con il nostro marchio".

"Il produttore e titolare della omologazione - spiega poi Paolo Caselli, presidente della Duraleu - che produce anche per altri brand è la Irony Helmets s. r. l. di Torrervecchia Pia in provincia di Pavia dal quale abbiamo acquistato i caschi in questione. Il produttore, da noi interpellato, ci comunica che le modalità operative di esecuzione dei test adottate da Altroconsumo sono totalmente errate in quanto sono stati testati caschi della taglia L/58 ( gamma delle taglie dichiarate nel certificato di omologazione) con l´impiego di una falsatesta errata durante i test. La normativa prevede che venga utilizzata la falsatesta con circonferenza 57 cm anziché la falsatesta 60 cm. impiegata da Altroconsumo che andrebbe così a falsare tutti i test. L´utlizzo di una falsatesta errata incide sia sulle prove d´urto, sia sulle coperture che sullo scalzamento. Nonostante ciò, per la salvaguardia dell´immagine e della serietà del marchio Duraleu esistente dal 1950, la nostra azienda ha provveduto a richiamare tutti i caschi presenti sul mercato riconducibili alle caratteristiche di quelli testati fino all´avvenuto chiarimento tra Altroconsumo, produttore Irony Helmets e Ministero dei Trasporti".

Fonte: La Repubblica.it

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